Recenti progressi

Questi sono alcuni dei miei ultimi lavori.
Mi sono stati commissionati questi portachiavi per una vendita benefica e ne ho approfittato per sviluppare un nuovo tipo, più grande e con la testolina tonda anziché piatta. Anche qui ho realizzato i capelli con il "cappellino" ad uncinetto, ma applicando i capelli solo sui lati della testa e al centro per poter fare le acconciature.
La bambola portasacchetti mi piace molto, i capelli sono davvero tanti e si pettinano con le dita a proprio piacimento. Il tessuto con cui ho realizzato il vestito è uno egli scampoli preziosi che ho "ereditato" dalla nonna paterna, che amava cucire e aveva sempre bellissime stoffe. L'ho rifinito con del macramè che mi sembrava intonato ai colori dei quadretti. Che bello quando la signora l'ha vista ed è rimasta contenta!
Per me che faccio tutto da autodidatta, guardando ora sul libro, ora spulciando nella rete, sono davvero soddisfazioni e mi sento tanto motivata a continuare a far pratica per migliorarmi.
E se ce la faccio io, per nulla dotata col cucito, significa che la volontà può fare miracoli!
Ah, il viso è disegnato e dipinto a mano. Al momento uso i colori acrilici che poi fisso con il calore del ferro da stiro, ma presto mi "convertirò" ai veri colori per tessuto!
Le faccine dei portachiavi invece sono fatti con filo da ricamo.

Alcuni dei primi lavori.

All'inizio furono i porachiavi. Piccolini e colorati.
Per realizzarli ho fatto diverse prove per determinare le proporzioni ideali alla miniaturizzazione del classico modellino della bambola lavorata ai ferri. Ne ricordo una che venne fuori tipo stella marina!!!
Poi, trovata la combinazione a me congeniale, mi sono sbizzarrita con colori e acconciature.
Mio marito ne appese uno al borsello e a lavoro alcuni colleghi la trovarono carina e gli chiesero dove l'avesse presa.
Così in breve divennero "richiesti" e credo che non siano poche le fidanzate e le sorelle che abbiano ricevuto come piccolo regalo una di queste piccole bambole.
Dai portachiavi sono passati a cercare delle bambole lavorate ai ferri alte circa 20cm e anche quelle hanno trovato nuove case da rallegrare.

Un'amica amante della danza tempo fa mi chiese una ballerina e per l'occasione ho "snellito" la bambolina, anche se non troppo.
Un'altra richiesta che mi fu fatta lo scorso anno fu per una bambola portasacchetti e così mi cimentai nell'impresa per me non facilissima.
Quella che si vede con il vestitino giallo è la mia preferita, credo sia la quarta o la quinta che ho realizzato. L'abito è lavorato ai ferri, fisso, e sotto la gonna ha un sacchetto di cotone bianco in cui si inseriscono i sacchetti di plastica che danno al supermercato per mettere la spesa. Ma la mia amica l'ha trovata talmente carina che ha pensato bene di non appenderla alla parete della cucina: le ha trovato un posto d'onore, in esposizione, e le sue bambine non hanno il permesso di giocarci!!!:-D
Questa bambola al amo particolarmente perché con lei ho cominciato a fare i capelli non più cuciti sulla testa, ma realizzando un cappellino all'uncinetto che viene cucito appunto sulla testa e poi inserendo i capelli/fili di lana ad uno ad uno sempre con l'uncinetto. Un lavoro che prima di sperimentare giuravo di non fare mai perché mi sembrava da pazzi… ma vuoi mettere la differenza?! Da allora seguo sempre questo sistema e oggi, a distanza di un anno e qualche decina di bambole di esperienza, mi ritengo soddisfatta dei miglioramenti ottenuti.

Melafragola.


Questo è il blog gemello a quello che ho aperto sulla piattaforma blogger. Ma siccome amo splinder e la sua comunità ho pensato di aprirne uno anche su questa paittaforma.
Principalmente per parlare del mio hobby, realizzare bambole fatte a mano. Ma poi chissà cosa ne uscirà fuori!

Ho imparato a disegnare guardando i cartoni animati giapponesi.
Sono nata alla fine degli anni '70 e cresciuta mentre la tv trasmetteva quelli destinati a diventare dei veri cult: Heidi, Remì, Lulù l'angelo tra i fiori, Lady Oscar…tanto per citarne qualcuno dei più famosi.
Candy Candy era però la preferita, la più amata. A me che piaceva disegnare era impossibile non dare le sue caratteristiche distintive – fiocchi, codini e immensi occhi stellati – alle bambole e alle bambine che disegnavo.
Soprattutto gli occhi.
Ricordo che mia madre mi sgridava perché facevo questi grandi occhi pieni di luci, cuori e stelle davvero poco realistici. Ma io del realismo me ne infischiavo allegramente, tesa ad inseguire i miei personalissimi canoni estetici che si andavano formando inconsapevolmente sullo stile anime-manga cui ancora sono caldamente legata.
Disegnando eprimevo molto di me. Il disegno occupava gran parte del mio tempo libero.
E mi piacevano moltissimo le bambole e le barbie, con le quali facevo lunghissimi giochi sia facendo loro da mammina, sia rendendole protagoniste di storie che si ispiravano proprio a quei bei cartoni animati che guardavo.
Mi sarebbe piaciuto avere tra le mani una versione tridimensionale, tangibile, delle bambole che disegnavo, così un giorno chiesi a mia madre di cucirmi una bambola di stoffa che avesse lunghi capelli biondi.
Lei mi accontentò e mi cucì una bambola con della maglina bianca su un modello simil-pigotta, ma più slanciata nelle forme, coi capelli di lana cuciti ad una calottina di stoffa e per occhi e bocca rispettivamente due bottoni viola a forma di fiore e un bottone rosso. Mi disse che si chiamava Asolina, riferendosi ai bottoni usati per il viso.
Oggettivamente era una bambola graziosa e originale, ma non era esattamente quello che avevo in mente. Le braccia e le gambe erano troppo sottili rispetto al corpo e il collo non sosteneva affatto la testa. Un po' delusa, non chiesi più alla mamma di cucirmi altre bambole e Asolina rimase per moltissimo tempo l'unica bambola fatta a mano della mia vita.
Qualche tentativo lo feci di mio, intorno ai dieci anni di età, servendomi di un modello scovato su i mitici "Quindici" che mi aveva prestato una cuginetta, ma era molto simile a quello di Asolina e quindi lasciai perdere.
Avevo già passato i vent'anni quando mi capitò tra le mani il libro "Corso rapido di bambole" di Valeria Ferrari e lì mi si aprì tutto un mondo. Ecco davanti ai miei occhi tantissime bambole fatte a mano e con caratteristiche che me le rendevano gradite agli occhi e desiderabili al cuore. Dovevo assolutamente realizzarle!!!
La tecnica proposta si ispira alla filosodia Steineriana e alle bambole Waldorf senza tuttavia nominarle esplicitamente, ma a chi è disposto a perdere pochi minuti di ricerca sull'argomento è palese.
All'epoca le mie nozioni di maglia si riducevano ad alcune sciarpe un po' difettate (maglie cadute e mai soccorse, aumenti e diminuzioni che si verificavano a mia insaputa durante la lavorazione). Senza lasciarmi scoraggiare da questa ignoranza, mi sono messa brava brava a seguire il modellino proposto dall'autrice, semplice e spiegato con chiarezza, e in poco tempo ho avuto tra le mani il corpicino. L'ho cucito, ho realizzato una testolina rudimentale sempre seguendo le indicazioni del libro (ma meno fedelmente, era un prova dopo tutto! infatti è venuta un po' male….vabbé…) ed ecco pronta la pupetta!
Per la cronaca è quella azzurra con i capelli neri.
Non ne sono rimasta soddisfatta. Per i miei gusti, legati da sempre ai disegni di anime e manga (per chi non lo sapesse, sono rispettivamente i cartoni animati e fumetti giapponesi). il busto era troppo lungo rispetto alle gambe e le braccia troppo grosse.
Così ho messo su un altro po' di maglie sui ferri e ho modificato il modello originale assottigliando le braccia, accorciando il busto e allungando un bel po' le gambe. Il risultato è la bambolina in bianco e con i capelli di quella sfumatura di lilla che assocerò sempre alla dolcissima Creamy

Già più soddisfatta, ho continuato nella produzione di queste pupette a cui disegnavo il viso con le matite acquerellabili, infischiandomene altamente del fatto che al primo lavaggio sarebbero rimaste senza faccia!!!